Ipomea poema d’antica bellezza
Sinuosa lungo il reticolo
in altro celata fra il verde
così pudica discreta nel tuo biancore
mi appari come nuova
nel giardino ora assolato desertificato.
L’ampia candida corolla
aperta a confidenza memoria
richiama alla bellezza prima del creato.
Emblema sei di accoglienza all’altro sempre
istintiva innata nella tua morbida raggera.
In questa afosa ora tu così pudica discreta celata
mi richiami un poema d’antica bontà e bellezza.
Così scrive Maria Rizzi:
“Mamma mia, che dono Marisa!
Hai dedicato un poema all’ipomea, la campanella che simboleggia l’amore eterno, la speranza e la tenacia.
I suoi rami si arrampicano ovunque.
Per questo il fiore rappresenta la capacità di superare gli ostacoli.
Le sue fioriture durano solo un giorno.
Aprono al mattino e chiudono la sera, rendendo il fiore anche simbolo dell’effimero.
Tu canti l’Ipomea bianca, detta fiore di luna…quante ne sbocciavano nella mia Itaca!
E’ il simbolo dei sogni, delle aspirazioni e della purezza. Grazie Musa inarrivabile!”