Ricordando Marisa Michieli Zanzotto

Potrei iniziare subito il mio ricordo di Marisa Michieli Zanzotto dal suo acceso contributo al convegno  Il  sacro e altro nella poesia di Andrea Zanzotto organizzato nella sala congressi dell’Abbazia di Praglia. Preferisco però raccontare il lento evolversi della nostra conoscenza  attraverso la figura del poeta stesso. Come già raccontato in “Un’amicizia fra noi leggera”, era stato ospite dell’Istituto Alberti di Abano Terme , in un incontro ravvicinato con i ragazzi sulla sua poesia ed altro per un loro arricchimento culturale e una maggior consapevolezza nella scelta scolastica. Proprio nell’ ottica dell’Associazione Levi-Montalcini di cui sono coordinatrice culturale.e. Dopo il riuscito momento di cultura e tanta umanità, frequenti sono state le occasioni di ritrovarmi con il poeta, proprio nella sua Pieve di Soligo. Nel giardino della sua casa, passeggiando insieme in una calda estate, mi raccontava dell’assenza della moglie dovuta ad un suo viaggio all’estero con la valigia dei suoi libri per farli conoscere al mondo visto il suo viscerale fastidio di allontanarsi dalla sua Pieve. Quindi Marisa, questo il suo nome, era veramente  – come dice l’amico giornalista Marzio Breda in alcune riflessioni dopo la sua dipartita –  la sua manager e la sua musa ispiratrice, ma questo lo scopriremo un po’ alla volta. La ricordo in un altro bel momento sempre a Pieve quando l’ho vista di spalle, tutta abbronzata, tagliare, con fervore e determinazione, l’erba del grande prato che circondava la casa, poi dedicarsi ai fiori essiccati appesi al soffitto: gli occhiali del Papa e gli alchechengi, i miei preferiti. Ed eccola entrare curiosa ed ospitale nello studio al piano terra dove mio marito ed io conversavamo con Andrea sul saggio storico Sebastiano Schiavon, lo strapazzasiori. di Massimo. Subito s’interessa all’opera storica, anzi ne chiede decisa alcune copie per depositarle alla biblioteca di Venezia, di Pieve, di Treviso rivelando il suo amore per la cultura e l’urgenza di diffonderla. Ci premia poi con un brindisi all’evento. . Ho ammirato, in tale occasione, la sua capacità di avvicinarsi agli altri, anche non conosciuti, e di mostrare un vivo interesse per ogni genere di scrittura. D’altra parte lei era laureata, anzi la prima laureata nel suo paese natale (Caerano San Marco), e aveva sempre seguito l’iter scolastico come insegnante, preside, convinta dell’emancipazione femminile, contemporaneamente collaborando con il marito in una specie di complicità culturale. In tutti i modi cercava di farlo conoscere, andando anche di persona all’Ateneo Veneto, amando molto e frequentando assiduamente qualsiasi occasione intellettuale, rivelando intelligenza e sensibilità. Quando riusciva a convincere Andrea a muoversi di casa, gli era vicino in cerimonie importanti come il “Premio Cittadella” organizzato dall’amico comune Bino Rebellato: momento di incontro di grandi autori quali Giovanni Raboni, allora vincitore. Bello per me è stato vivere tanta cultura assieme.! Oppure nei festeggiamenti a Padova per i suoi 80 anni o ancora ad incontri con personaggi per lui importantissimi quali Padre Maria Turoldo .  Espedito d’Agostini, dello stesso ordine religioso, sarà testimone al convegno sulla religiosità di Andrea Zanzotto.

Marisa sapeva anche valutare le persone, e capire, mi dirà più avanti quando diventiamo più amiche che conoscenti, come esista brutta gente o bella, anzi mi sollecitava a stare in guardia. E non aveva tutti i torti perché l’umanità è così. La sapeva lunga, insomma, sul mondo. Tra noi che ci siamo conosciute gradualmente, si è instaurato, invece, un sentimento reciproco di fiducia. Evidentemente eravamo bella gente.  Lo comprendo quando, dietro sua ispirazione, il poeta mi telefona affidandomi il suo ultimo libro – “I colloqui con Nino” – da vendere nel  mio territorio , essendo un’opera in parte in italiano in parte in dialetto. Un’opera veramente piacevole e originale perché Pieve, la più autentica, è presente nella sua coralità: più voci, anche quella di Marisa, s’intrattengono in dialoghi dimostrando la loro identità, le tradizioni, la cultura, le epopee contadine, novità anche scientifiche, storie paesane, la vita insomma del paese in una intensità tale da avvicinarsi ad una rappresentazione teatrale. Un lavoro prezioso raro. Tra l’altro tra i protagonisti trovo anche il Dottor Gallo – nonno dei miei amici gemelli Jone e Giuliano – con i quali giocavo in riva al Solighetto, narrazione che farà molto sorridere non solo il nostro poeta, ma anche lei sorpresa per queste trame dell’esistenza.

Ma torniamo a Marisa che in diverse fotografie in bianco e nero  vive quest’atmosfera paesana sempre di festa, di invenzione, di costumi antichi in mezzo alla natura, nel ducato di Dolle di cui il contadino Nino era stato investito come Duca. Godo girare le pagine di questo libro perché appare Marisa giovane nella sua raffinata ,trasparente bellezza volitiva, da cui il poeta era stato ammaliato. Capisco ora anche tutte le poesie  a lei dedicate perché era proprio unica non solo per la sua bellezza , ma per questo suo eclettico mondo in cui viveva nella campagna, nella città, nella cultura, nella scuola e nel ducato di Dolle. E comprendo che il poeta, che amava immensamente quel mondo, con il postino che annunciava gli scherzi agli amici, fosse allibito di fronte ai giovani dell’Alberti incapaci secondo lui di divertirsi veramente. Alla sua domanda “Ma voi come vivete nel vostro paese? Che divertimenti avete?” nessuno rispose allora perché erano ragazzi per di più soli che passavano ore spesso a perdersi in giochi con macchine “mangiasoldi” come ammorbati da queste, perdendo denaro e tempo  con esiti scolastici negativi. Privi della vera gioia di un sano  giocare.

Poi rivedo Marisa,  organizzatrice di eventi non solo nel ducato di Dolle, ma anche a Sernaglia della Battaglia, a Farra di Soligo, e altri tanti luoghi fuori dal mondo, e pure nella trattoria a Solighetto dove inesauribile coordinava i festeggiamenti per i compleanni del marito. Me ne dava l’annuncio con preziose locandine inviate a casa. Molto spesso la seguivamo anche per far compagnia idealmente al poeta che detestava questi momenti causa per lui di grande stanchezza. In realtà poi  provava piacere ascoltando la lettura di poesie, gli intermezzi musicali, vivendo gli incontri conviviali  di cui Marisa era l’ospite regina, vestita in modo raffinatissimo. Così seguiva con abilità le varie fasi di queste feste come esaltazione sempre del “suo poeta”, circondandolo di tutti i suoi amici e persone di cultura del momento. La stessa paura di stancarsi a causa dei bioritmi mutati, ormai parte del suo DNA, é avvertita anche ad Abano Terme dove Marisa aveva riorganizzato con premura, per il bene delle sue mani doloranti e per se stessa, una serie di terapie in un albergo  termale. Convocati dai due amici appena giunti, ci siamo recati là  per il piacere di stare assieme e organizzare un incontro per la sera successiva a casa nostra con asparagi e uova sode. Nel giro di una notte però il bel programma  salta. Il poeta appunto a quel famoso disagio presagito, decide di tornare a Pieve e Marisa sola partecipa alla cena con una nota sottesa di irritazione. L’incontro però si rivela vivace, animato dal suo amore per la tavola, per  la bella compagnia di Mario  e Francesca Richter, per l’entusiasmo sempre  per la vita. Al suo ritorno a Pieve riprende a coordinare,  per i 90anni del marito, tutti i possibili festeggiamenti, ovviamente coinvolgendo regione, comuni ed altri che poco a Pieve avevano onorato il poeta. Il tutto guardato con paura da lui, , che, si sa, temeva questi momenti e mi confidava, “chissà  cosa mi porteranno”. Per quell’occasione così importante esce un magico libretto intitolato “Ascoltando dal prato. Divagazioni e ricordi” in cui si sente la presenza di Marisa come moglie, ma anche come collaboratrice nella stesura del testo. A lei  la curatrice Giovanna Joli rivolge questo grazie: “A Marisa e Andrea Zanzotto va la nostra gratitudine per l’affetto con cui hanno accompagnato la messa in opera di un libro che vuole soprattutto essere un tributo alla fraternità di chi considera la poesia come uno stile di vita.”  

i festeggiamenti purtroppo sono fatali per Andrea: la sua morte colpisce, rattrista ancor più perché profeticamente da lui presagita, annunciata. Successivamente dopo il lutto intensamente vissuto,  tra me e Marisa il rapporto diventa più stretto  nel ricordo di un poeta che non doveva essere dimenticato e nello stesso tempo  aumenta la confidenza tra noi su problemi che purtroppo la dipartita di una persona cara, determina in ogni famiglia. Per questo aderirà con gioia al convegno Il sacro ed altro nella poesia di Andrea Zanzotto realizzato il 6 ottobre 2012 dall’Associazione Levi-Montalcini, dal Cenacolo di Praglia “Insieme nell’umano e nel divino”, in primis dall’abate p.Norberto Villa offrendo il suo contributo al tavolo dei relatori. Successivamente si interessa anche per risolvere questioni inerenti la stesura degli atti del convegno, non solo, ma anche mettendo a disposizione inediti del poeta, così valorizzati, come la traduzione della Lettera ai Colossesi di San Paolo. Si attiva pure a diffondere gli atti stessi del convegno, a cura di Mario Richter e la sottoscritta, anche nell’immediato festeggiamento a Solighetto per ricordare questi congressi in onore del grande poeta. In particolare ripenso  anche quelli dell’Università degli Studi di Padova, di Venezia, da noi seguiti, onestamente un po’ ripetitivi e deludenti; di quest’ultimo rievoco solo la sua insistenza nell’invitarci e il suono della musica che nell’ora vesperale usciva da varie sale e riempiva le calli di Venezia, musica che ti avvolgeva e  sentivi dentro per sempre: un’emozione unica. Per tali magie Marisa amava tanto Venezia dividendo ora la sua vita tra la città, Pieve di Soligo e Padova nella casa del figlio. Ma non dimenticava, quando veniva da Giovanni, di incontrarmi, parlare dei ceicome sta i cei? – e portarmi dei doni come il libretto  scritto dal mio poeta nonno per il nipotino Andrea di cui Marisa era molto fiera. Una bella filastrocca felina su Uttino, il gatto  protagonista di casa Zanzotto. Un libricino raffinatissimo, in 114 esemplari numerati, editore il cugino Bernardi di Pieve di Soligo, con sovracoperta raffinata eseguita dalla mamma Elisabetta di Maggio, autrice anche dei disegni del gatto, con uso di carta elegante su cui compare la filastrocca scritta a mano dal poeta, a lato riprodotta a stampa.

Doni che mi facevano sentire quasi una di famiglia ed ero molto grata a Marisa sempre attenta ai rapporti amicali.

In nome di questa amicizia, ma soprattutto in nome di Andrea Zanzotto, lei partecipava alle cerimonie di premiazioni del Concorso “Mia Euganea Terra” dove faceva sentire la sua voce apprezzando l’opera degli insegnanti, la creatività dei bambini ed elogiando il quaderno di poesie dedicato al marito. Era questo un altro modo per esaltare la poesia come bellezza e verità da lui sempre perseguita. Si fermava   poi nella nostra casa per un breve momento conviviale  amando proprio questo modo di vivere.

Spesso ribadiva, come durante il convegno,  che la poesia di Andrea era non solo espressione di bellezza, di paesaggio, amore per la sua terra, scrigno di memorie legate a Cal Santa – la via della sua casa natale – ma era espressione anche dell’onestà intellettuale di quest’uomo, del suo rispetto per il sacro, della sua integrità nella conoscenza approfondita della realtà del tempo. Era poesia, specchio della sua anima.

Successivamente lei stessa, come una grande mente creativa, organizza i tre giorni 10-11-12 ottobre del 2014 con tema “Andrea Zanzotto, la natura e l’idioma” ritmati da incontri sui vari argomenti affrontati da relatori di grande rilevanza provenienti da diverse università, con bei momenti conviviali e visite ai luoghi zanzottiani. Valide la presenza di Giuliano Scabia e varie testimonianze di Marzio Breda con particolare rilievo a Zanzotto e la tutela dell’ambiente  Interessante anche la presenza eccezionale degli istituti scolastici.

La sua managerialità non cessa con la morte di Andrea, anzi diviene programmata proprio per evitare il triste fenomeno dell’oblio in cui spesso cadono i poeti, collaborando sempre con le Università che più lo avevano amato  – Padova, Bologna – e con gli appassionati cultori del poeta.

Si muove di più vivendo Venezia a piedi, Soligo e Padova stessa, partecipando anche alla mia presentazione del libro “Appunti di mare” nel prestigioso Gabinetto di Lettura e Società d’Incoraggiamento di Padova svolto, martedì 26 giugno 2012, in un pomeriggio poetico. Sempre con bozze da correggere  sull’opera del marito, manifestava con la sua presenza  la sua amicizia e il suo rispetto per le relatrici: Antonella Cancellier dell’Università di Padova, Silvana Serafin  dell’Università di Udine, Luisa Scimemi, presidente della Dante Alighieri. Dimostrando  entusiasmo nello stare assieme e apprezzamento per l’opera femminile in questa presentazione affollatissima.

Ma intense erano tra noi le telefonate relative certamente al concorso di poesia, anzi, per evidenziare la sua puntualità e il rispetto per le cose, ad ogni quaderno del concorso mi rispondeva con lettera evidenziando le poesie a lei più gradite, i disegni, partecipando  emotivamente a d ogni evento. Le telefonate però più frequenti sono avvenute quando, proprio nell’amata Venezia a causa di quei perigliosi gradini, ha subito un incidente che l’ha trattenuta a casa per lungo tempo, ovviamente dimostrando tutta la sua insofferenza per questa situazione per lei inusitata. In tale periodo credo che il telefono sia stato una provvidenza, si parlava di tutto, specialmente di attività relative alla poesia di Andrea, ai progetti sulla sua casa, sui suoi luoghi.  Lentamente poi il tempo diviene tiranno della sua vit, e per un insieme di disagi, è costretta a vivere a Padova, fortunatamente a casa di Giovanni che le aveva organizzato uno spazio-casa a lei idoneo, ora che era meno presa dalle telefonate. Spesso non rispondeva più al cellulare, forse un po’ soggetta alle leggi dell’età. Mi  informavo della situazione attraverso il figlio Giovanni, senza invadere il momento spazio di questa gloriosa donna, spazio che, a seconda del mutare degli eventi, può restringersi oltre la nostra volontà. Mi rincuorava allora il pensiero delle tante poesie che Andrea Zanzotto, veramente ammaliato da lei, le aveva dedicato e voglio ricordarne una che fa parte delle “Sere del dì di festa”   ove la descrive con un  fabulistico cappello, vestita di rosso, alla guida della sua Opel Corsa. Il poeta, oltre ad esaltare la sua immagine, approfondisce ed interpreta il senso dell’attesa nel suo “deludere amato della sera”.

SERE DEL Dì DI FESTA 5

Vestita di rosso e con un famoso

fabulistico cappello (nero?)

                 sull’auto rossa sull’utilitaria

detta “Corsa”, dell’Opel, una rossa

                 invero straordinaria,

giù dai campi di inenarrabili candori

                 dai campi-incanti

scende scende madame per i tornanti

della strada d’Alemagna –

è già tardi, il traffico è debole, stagna.

                 è la sera – già notte – del dì di festa.

Verso dove lei tranquilla si lascia scendere

verso quali obiettivi dentro il buio

che non sa come spegnere tutti gli splendori

e i covi di faville che esaltarono

insufflarono attizzarono il giorno –

                 da dove a dove fa ritorno?

Nulla mai comunque ci sarà ridato,

non un solo respiro, un solo afflato:

ma almeno, unicamente un pensiero

di sera del dì di festa, bloccato

                 bloccato nel suo deludere

                 nel seo deludere amato,

ci è consentito scrivere come

                                                                  epistola all’alto Tutto-Nulla.

Lungo i tornanti madame si culla,

pur sempre attenta ed intrepida nel procedere;

già sono lungi i campi-paradisi

intrisi ora di tenebre,

e lei è qui, nella sera del dì di festa

che pungendo s’ingelatina ancor nell’aria.

Già al capo è giunta e dorme – mah –

                                 la rossa utilitaria.

Una poesia che qui non possiamo approfondire, ma voglio ricordare una mia sensazione che ebbi e ho ancora: i versi riportati sono un flash per me di gioia visiva. Il rosso del vestito, dell’utilitaria, il candore dei campi…, sono un’onda di vita che scende giù per la strada d’Alemagna, mi coinvolge un po’ tutti i sensi e ben mi ricorda Marisa.