Presentazione “La stanza bassa dell’attesa” – 2026

Presentazione “La stanza bassa dell’attesa”

4 giugno 2026 Sala Bazzi, Treponti di Teolo

con la presenza del critico Stefano Valentini e della lettrice Daniela Babolin.

A quattro mani mie e di Daniela.

Ripenso al pomeriggio del 4 giugno: temperatura ideale, luogo accogliente gentilmente concesso dalla Biblioteca nella persona di Ilaria Tosetto che sin dall’inizio ha collaborato, sostenuta dall’Assessore Raffaella Cosentino.                         E rammento le parole di Ferdinando Camon sul mio primo libro Dell’azzurro ed altro: “… le poesie sono scritte per lettori amici o amici lettori … sento in esse la semplicità di un mondo appartato e perduto.”  Osservazione che può essere valida visto che all’evento c’erano poche presenze, ma unite tra loro e all’autrice da un sentimento profondo di affetto. Alcune avevano già letto il libro, presenti ad altri incontri, altre no. Tutte però hanno vissuto con grande partecipazione: ognuna ha trovato nella vicenda narrata anche liricamente, qualcosa di sé tanto da giudicarlo produzione propria. Riflessioni che potrebbero essere riduttive, ma che l’intervento di Stefano Valentini ha chiarito e dilatato al senso più alto della Storia: pensiamo ai treni sentiti dall’autrice e al paesaggio di questa mitica periferia in cui è ambientata la silloge, tra pannocchie e uva fragola, rane nel fossato e giochi senza tempo e senza spazio che davano il senso dell’immortalità. Pensiamo a quel treno della Veneta che diviene verso per verso, secondo Valentini, il treno terribile della Storia e diventa quindi sentimento universale. Così in quelle pagine dell’opera ritorna protagonista perfino nei giochi, nel ritmo di vita, la Grande Storia che è proprio il periodo post bellico ricordato di cui sono esaltati valori quali l’amicizia, la solidarietà, l’insieme fino alle stelle: case aperte, stanze basse accoglienti tutti, cugini, amici e non, il cuore di mia madre pulsante ovunque, e un padre nell’orto che cercava di salvarsi, a contatto con la natura, dalla sensazione di essere un reduce per sempre. Quindi un libro che è anche un quadro di un periodo storico in cui comincia a sentirsi l’avanzare del progresso, anzi un progresso cannibale che tradisce sogni e speranze dei giovani, accompagnando il consumismo di cui è figura emblematica La cassapanca di mamma Lia. Lei va controcorrente, fedele a una forma di vita autarchica, e continua a preparare i corredi per le figlie. Un periodo quindi di formazione in tutti i sensi che coinvolge adulti e ragazzi in questa eterna migrazione che è la vita. Il tutto reso dalla raffinata e dolce lettura della poetessa Daniela Babolin e dal racconto rivissuto dall’autrice, dalle riflessioni sempre acute del critico Stefano Valentini, che ben ha evidenziato la funzione di “La Grande Storia in minute lettere”. Carteggio tra i genitori Lia e Gino di grande valenza affettiva e sociale, documento del periodo bellico. Un pomeriggio convincente e confortante, con un fuori onda particolare, il simpatico intervento della scrittrice Gloria Spessotto e tutta la partecipazione delle amiche lettrici, felici di essere in poche e di possedere così lo spazio – tempo per rivivere nel libro le loro esperienze e comprendere al meglio le vicende dell’autrice.

Grazie alle amiche del Cenacolo di poesia “Insieme nell’umano e nel divino”.

Daniele Babolin, l’autrice e Stefano Valentini.

L’autrice e la scrittrice Gloria Spessotto.