La tua rosa

La rosa è alleanza di petali

stretti a boccioli aperti a corolla

appartenenza ad un insieme invincibile

la rosa è la pazienza l’attesa della rugiada

per schiudersi al primo tepore

è la difesa con le spine all’usurpatore

che sempre ne viola l’incanto e l’innocenza

è il profumo-canto di essenze

che esalta il cuore in intimi pensieri

la rosa aulente è il punto più sublime

della scala vegetale

prima di divenire coscienza-stato d’animo umano

terapia inedita della rosa

grumo di affetti rappreso amicale dono

sempre in te vivo.

Questa poesia appare nella quarta di copertina del mio nuovo libro “Dedicato” – Macabor Editore – dedicato a mio padre, uno dei 650.000 imi ritornati fortunatamente a casa. A lui rendo l’omaggio floreale attraverso i miei versi alla sua vita di reduce, rinata proprio grazie al contatto con la terra, con il suo giardino in particolare con le rose che gli hanno lenito la sofferenza vissuta con la loro bellezza. Con animo grato lo ringrazio perchè in questa bellezza a me trasmessa io continuo a vivere il suo amore per il creato.

Maria Rizzi commenta:

“L’inno alla rosa dell’amica poetessa Marisa Toffanin è l’affascinante conferma della sua capacità di contaminare la nostra esistenza con quella sublime dei fiori, consentendoci di rimuovere per l’eternità di un attimo i giorni bui che attraversiamo. La rosa, celebrata da sempre nella tradizione poetica e narrativa, è la metafora della femminilità, della giovinezza, della bellezza, e al tempo stesso della caducità. Marisa la descrive in un’allegoria soave come il simbolo di ‘un insieme invincibile’. Protetta dai petali, nei roseti, celebra il suo giorno nella certezza dell’immunità. La rosa aulente – dal latino aulire o aulere, ovvero profumatissima, viene posta in coma alla scala vegetale. Essa porta con sé una complessa stratificazione simbolica che unisce la letteratura medievale italiana, l’erotismo cortese e la sacralità esoterica. Per la nostra artista nel simbolo della rosa si compie la coscienza del mondo… Immagine da brividi, profonda epifanis esistenziale.”