Un ricordo di Don Renzo e la presentazione “E ci sono angeli” in patronato a San Domenico – oggi 13/1/2026 recuperata
Ricordo Don Renzo nella presentazione di E ci sono angeli in patronato a San Domenico di Selvazzano Dentro (PD).

“… sono temi bellissimi e urgenti che lei tratta con sapiente delicatezza, e audace coraggio…”
Antonia Arslan
“… raccolta di versi di straordinaria intensità e commozione, popolata com’è di bambini e di angeli, ora con gioia ora con drammatico dolore, ora con la speranza del riscatto… l’orrore della storia è così raccontato e subito purificato meravigliosamente…”
Giorgio Barberi Squarotti
Ritrovo una vecchia foto che ritrae Don Renzo Pegoraro e me al tavolo, nella sala grande del Centro Parrocchiale di San Domenico di Selvazzano, impegnati nella presentazione il 30.10.2014 di E ci sono angeli. Posso affermare il tutto tranquillamente perché insieme alla foto ci sono degli appunti e la scaletta da cui raccogliere notizie varie.

Naturalmente la foto rievoca molti ricordi in primis l’entusiasmo generale al ritorno in parrocchia di Don Renzo che qui era stato assistente, in tempi remoti, dei giovani. Grande quindi il piacere di reincontrarlo in tale momento poetico, reso prezioso del flauto di Stefano Sadè che accompagna la poesia con note di Bach, Debussy. Inoltre, si riprendeva in qualche modo la consuetudine di raccogliersi con Don Lino Minuzzo, nella sala alta del patronato, in letture di poesie natalizie, pasquali ed altro da lui commentate. Inoltre questo evento si aggiunge alla lunga serie di presentazione di E ci sono angeli pro bambini e mamme in difficoltà.
Recente era anche quella, pur poco partecipata, realizzata al Centro infanzia “Maria Montessori” di San Domenico ove risento la voce di Cinzia Favaro, psicoterapeuta e relatrice dell’incontro, che si impegna in uno studio sulla famiglia per dimostrare che molti bambini vivono a disagio sia l’esperienza dello studio, sia le relazioni umane a causa di una “evoluzione” dello spazio famiglia e dell’aggressività del mondo del lavoro, dei ritmi frenetici di una società che non rispetta più i minori e i più fragili. Cinzia rivaluta così la prima parte del libro che evidenzia i nostri doveri, ascolto, premura, colloquio ed altro insieme verso l’infanzia. Tutto l’incontro si svolge all’insegna di un vivace colloquio con i, purtroppo, pochi genitori e poi si allarga al nostro dovere verso i bambini di tutto il mondo come ha insegnato Schweitzer. Cinzia quindi offre la sua competenza, la sera del 4 ottobre 2013, testimoniando come certi valori esaltati dai versi, in questo caso i diritti del bambino, siano comune denominatore che coinvolge persone diverse, lontane, a collaborare, a intervenire dimostrando la loro sincera attenzione a questa realtà. Ora, a distanza di tempo, si rivede il tutto come una gara, un desiderio autentico di essere partecipi nei limiti delle proprie possibilità, per migliorare la situazione o la vita di tanti minori.
Ritorniamo alla sala del patronato, frequentata da molte presenze interessate, come già detto, per diversi motivi. Don Renzo inizia trattando un tema a lui molto caro: il rapporto con la poesia. La poesia richiede l’abbandonarsi, il lasciarsi andare all’onda delle emozioni, sentire il cuore che palpita davanti alle immagini lette che si integrano l’un l’altra nel canto della vita. Cogliere questo suono-senso è quello che conta. Il colloquio diviene molto intenso e tocca varie tematiche sempre relative al valore dell’infanzia come espressione di tutte le bellezze della vita, segnata dalla spontaneità, dalla spensieratezza, dal gioco infinito, segnata da un tempo altro senza tempo. Ma qui l’infanzia protagonista di E ci sono angeli (vedi seconda parte) è violata dalla sofferenza in occasioni, luoghi diversi, diviene vittima immolata al soffrire: i bambini di Beslan, i bambini mai nati, i bambini dell’opulenza, della guerra, della fame e della sete sono i protagonisti di un mondo a cui la favola bella è negata o addirittura non vissuta. Quindi sono impediti loro i primari diritti alla felicità, alla vita, motivo evocato da scrittori e poeti vari che, uniti a noi, si chiedono il perché. Don Renzo sottolinea che anche Dostoevskij ne “I fratelli Karamazov” pone a Dio il quesito sul perché del dolore di cui soprattutto l’infanzia è vittima, domanda che i testi, tutti collegati da un “E” iniziale, ci ripropongono continuamente: un perché senza risposta, senza riscatto. Su questo a lungo si soffermano l’autrice e il relatore, considerando tra le cause l’indifferenza di un mondo incapace di risolvere questi problemi subiti dall’infanzia che è il nostro futuro, il patrimonio dell’umanità. A ciò reagisce il cuore, anche poeticamente, lasciandosi coinvolgere dal dramma nei versi che diventano intima partecipazione al dolore bambino e insieme speranza in angeliche figure, risorse, aiuti a loro destinati.
Don Renzo infine si sofferma sulla Croce accettata da Cristo che accoglie il calvario della sofferenza come uomo e non come l’Onnipotente, in una dimensione altra sulla via della redenzione con il dono della grazia che redime l’uomo. E ci si muove tra molte altre riflessioni religiose, filosofie, poetiche come l’indimenticabile affermazione del Leopardi sulla natura matrigne, ma anche si procede sulle inarrestabili calamità naturali, e pure su altri disastri tragici a cui però collaborano la superficialità, le inadeguatezze, le pesanti responsabilità umane. La scienza-medicina offre un suo contributo: la sofferenza stimola l’opera della solidarietà, quindi diventa esperienza di grande umanità. I prodigi generati dalla carità “sorprendono” anche “Dio che di fronte al dolore rivela tutta la sua tenerezza e la sua maternità” per usare espressioni di Papa Francesco. Così ricordo di un evento passato si attualizza all’oggi e diviene un contenitore più ampio di umana esperienza. E tra considerazioni, riflessioni, interventi di grande spessore si arriva alla conclusione della serata ricca di letture e note musicali, giungendo all’affermazione che tra tutti i santi ci sono anche gli angeli-bambini, la cui vita è stata interrotta dal dolore prima del tempo, che ora sono nella gioia dei cori angelici. E tutti sono presenti nella nostra vita, manifestazione della forza di Dio che così dilata il senso dell’esistenza come visione di beatitudine e di certezze angeliche nel nostro umano limite.
Nonostante il discorso molto impegnativo, il pubblico segue con piacere grazie alla capacità di Don Renzo di rapportarsi con gli altri e di intrattenerli con la vis della sua eloquenza, alternata al suono del flauto del nostro Stefano che ancora ringraziamo oltre il tempo. Riemergono poi nel ricordo momenti di colloqui ravvicinati del pubblico con il relatore, con Don Francesco che, pur poco convinto dell’efficacia della poesia, applaude al bell’esito e si intrattiene con noi in un insieme che va oltre la parrocchia e diviene espressione di amicizia, collaborazione e disponibilità di cuori vicini a questi bambini-angeli che qui hanno avuto il loro momento di riconoscimento.