Tra prosa e poesia in Biblioteca ad Abano – 27 novembre 2025

27 novembre 2025
Ricordiamo con piacere il bel pomeriggio trascorso alla Biblioteca di Abano per la presentazione di “La stanza bassa dell’attesa”. Dopo i rituali ringraziamenti al dottor Daniele Ronzoni, ai relatori Gianni Giolo, Stefano Valentini e Daniela Babolin, l’incontro si apre con due poesie sul Natale preparato nella stanza bassa con il padre di ritorno dai campi d’internamento, negli anni post bellici. Il tutto come augurio natalizio ai presenti. La presentazione si svolge in modo vivace, attraverso un colloquio con l’autrice e con gli interventi culturali e poetici dei relatori, precedentemente nominati. In particolare, Valentini esalta l’uso del prosimetro – ormai caratteristico dell’autrice – sia nella “Stanza alta”, che in quest’ultima opera, in cui però il discorso diviene più originale anche per il ricorso a poesie già note, ma qui rinnovate nella varietà di stili e nel supporto della prosa. Si sofferma poi sull’analisi di alcune espressioni poetiche che sollecitano la poetessa ad intervenire con commenti e con la lettura di alcuni componimenti da lui nominati. Daniela, con sapiente interpretazione del testo, legge “La casa dell’onore”, “Il progresso cannibale”, già citato, con riferimenti al progresso scorsoio di Andrea Zanzotto. Così continua il pomeriggio in uno stimolante intreccio tra considerazioni e poesia che rendono il libro un oggetto molto gradito e ricco di curiosità. Giolo si sofferma sull’avventuroso passaggio dal centro storico alla campagna e legge degli stralci in prosa in cui sono evidenziati i temi portanti dell’opera: il migrare, l’amore per la natura, per la casa, per gli affetti, il senso profondo d’amicizia, il valore della memoria e il fischio del treno quale metafora della vita:
“Il fischio di tutti i treni a notte passava nel vento
salutato dal mito dell’infanzia […]”
Nella sua approfondita lettura, come risulta anche dalla prefazione al libro, il critico cita versi dell’autrice, ma anche di Leopardi, Montale, Petrarca e frammenti dell’Antico Testamento, con un grande senso della continuità della cultura così profondamente assorbita dal Nostro. E questo porta a letture altre da parte di Daniela, e ad interventi di Maria Luisa Daniele Toffanin su tali memorie, in cui sono inclusi particolari personaggi come Gigi, la zia Maria, Rosina Blasi, paron Bepi, la scrittrice Giannina Facco – amica del padre e nota creatrice di libri per ragazzi. Si nominano ulteriori figure che hanno fatto la storia di questa mitica via, su cui Giolo sosta con le seguenti parole:
“La poetessa ci vuole portare forse in una specie di locus amoenus ancestrale, nel mitico tempo dell’Eden di biblica memoria? La sua campagna non è un paradiso terrestre, ma un “mondo tutto nostro, riflesso dentro, come dono e stupore: un infinito scrigno di fantastiche emozioni non più provate. La vita stessa ci fu maestra del vero”.
Il critico conclude che, anche se la poesia non ha mercato, Maria Luisa Daniele Toffanin, quanto mai prolifica, continua a scrivere perché ha la poesia dentro, lei stessa è poesia.
Un incontro molto partecipato con vari interventi. Paolo Schiavon, cugino dell’autrice, sottolinea la realtà di questo luogo, così autentico che attirava anche ragazzi di altri quartieri a partecipare alla vita dei giovani abitanti. Aggiunge il profondo senso di amicizia là vissuto e il ricordo di cose accadute indimenticabili. In particolare evidenzia il dolore per la morte di Annamaria, bambina di 5 anni abitante al piano terra di casa Daniele, come una corale sofferta partecipazione che ha segnato tutti: qualcosa che neppure si pensa possa accadere, un contatto crudele con la vita. “Il resto – conclude Paolo – lo approfondirò privatamente”.
Altro interessante intervento è quello di Arrigo sul perché della tematica dell’attesa come presenza continua nelle opere della Toffanin. Lei risponde che l’attesa è il senso stesso della vita, anzi è un’apertura all’infinito; per chi crede, l’attesa è l’oltre avvolto nel suo mistero.
Si rivolge poi a Luciana, ringraziandola per l’ acquerello di copertina da lei gentilmente donatole, dove campeggia la strada di 10 anni di vita tra pannocchie, uva fragola e sotteso il fossato con le ranocchie. S’immagina pure il fischio del treno nell’azzurro di sfondo. Un ringraziamento va anche a Silvana Serafin per la postfazione che coglie in profondità le tematiche rese immortali dai versi.
Terminato l’incontro, seguono bei momenti, affettuosi in parole e gesti nel ritrovarsi insieme in questo piacevole pomeriggio. Quindi un ringraziamento finale a tutti coloro che hanno partecipato: il figlio Marco, i cugini Paolo e Patrizia, le amiche Piermarina, Luciana, Marisa Peruzzo-Bergamin con il marito, Giuliana, Cristina Pollazzi, la sorella Elvira con Elena, gli amici Bruno, Arrigo, la scolara Paola e tanti altri, tutti raccolti nel cuore dell’autrice.
Un rinnovato riconoscimento, segno di gratitudine, a Stefano Valentini, Gianni Giolo, alla carissima Daniela Babolin che hanno fatto vivere intense emozioni insieme tra prosa, poesia e grande cultura.

